Le 50 Possibilità: XLIX - Post-mortem

  • Rol spirò nel suo 33.333º giorno di vita.

    Rol nacque il 20 giugno 1903 (giorno 1) e morì il 22 settembre 1994 (giorno 33.333);
    (l’ho riferito nel 2014, cfr. 2-XLIX-36).

  • Pierantonio Milone, 2005 (2-XLIX-1bis):

    «Quando [Rol] spirò, la caposala presente osservò una luce sprigionarsi dalle sue spoglie mortali (...), una luce che resterà per lei un ricordo indelebile».

  • Emma Ghioni, la caposala, 2003 (2-XLIX-1ter):

    «Quando Rol è morto ho visto una luce sprigionarsi dal suo petto, dalla regione del cuore. Una luce che andava verso l’alto. Questa luce aveva un colore strano, non classificabile. Era presente anche un’altra persona, che ha detto di aver provato una grande, incredibile pace nel momento in cui è avvenuto il fenomeno».

  • Giorgio di Simone (Giancarlo Andreana), 1996 (2-XLIX-8):

    «Mercoledì 21 settembre 1994. Sono a Roma da mia figlia Gloria che, tra l’altro, per anni ha sperato di conoscere Rol. L’indomani, giovedì 22, lascio Roma in treno, nel pomeriggio, perché debbo raggiungere Arezzo dove mi attende, per il venerdì 23, un Convegno di Parapsicologia (...) che debbo dirigere. Verso la metà del pomeriggio, mentre la sera sta già calando su di una monotona campagna attraversata da quel treno semideserto, sento improvvisamente crescere in me la tristezza che già mi aveva preso a Roma, nella mattinata. È tanto forte che mi chiedo cosa possa essere accaduto, poi un pensiero assolutamente irrazionale scavalca tutti gli altri: “Ma cosa vado a fare ad Arezzo?! ...”. È un controsenso inspiegabile.
    L’indomani, il Convegno è iniziato da poco, quando in un intervallo mi giunge la notizia riportata dai giornali: Gustavo A. Rol è morto alle 10.30 del giorno prima! È ora inutile che io tenti di descrivere la tumultuosa folla di pensieri e di sentimenti che mi sommerse, dopo quella notizia caduta lì come una folgore a ciel sereno. Sì, certo, Gustavo aveva ormai 91 anni, la sua “dipartita” non poteva tardare, la voleva anche lui, ma io continuavo a pensarlo senza età, senza tempo, come le sue rose...
    Tornato a Napoli, ecco la telefonata di G. Carlo: è agitato. Devoto come era di Rol, si sente forse ancora più smarrito di me. Dice che sperava di incontrarmi al suo funerale, ne è rimasto deluso, e debbo spiegargli che non ne avevo saputo niente, fino alla mattina del 23 settembre, quando era ormai troppo tardi per andare a Torino, dove invece G. Carlo si era precipitato, avvertito non so da chi...
    Poi, in un giorno diverso, più calmo, mi racconta il suo episodio che chiude anche per lui l’arco dei rapporti umani con Gustavo, con un passo, un passo appena nell’Oltre.
    Il sabato 17 settembre (quindi pochi giorni prima della morte di Rol) Giancarlo, da Napoli, fa mentalmente un accordo con Gustavo (ma in quel momento l’accordo è unilaterale!): chi muore prima tenterà di avvertire l’altro. In termini di Ricerca Psichica, questo accordo viene chiamato “patto oltre la morte” e, stranamente, sembra che quasi sempre il “patto” venga rispettato. A questo proposito esistono casi storici.
    Nella notte tra il 22 e il 23 settembre, Giancarlo sogna Rol in una gloria di Luce – così mi racconta – un Rol trasfigurato, sereno, che ad un tratto gli dice: “Ecco, ho risposto alla tua richiesta...”. Il “patto”, ancora una volta, è stato rispettato».

  • Emanuela Zorzin, 2007 (2-XLIX-2,3):

    «Non ho conosciuto personalmente Rol, ma ne ho sentito parlare fin da piccola. Era solito frequentare la latteria-gelateria dei miei nonni in via Maria Vittoria a Torino.
    Spesso mentre degustava un gelato, mia mamma (Pentenero Giuseppina) mi racconta, che faceva alcuni suoi prodigi, come materializzare qualcosa.
    In una delle tante conversazioni aveva predetto a mia madre, allora quindicenne che avrebbe avuto una bimba bionda con gli occhi azzurri (io sono così, mio padre è moro con occhi castani e mia madre ha sia gli occhi sia i capelli castani).
    Negli ultimi anni di vita di Rol mia madre mi ha parlato spesso della sua figura e abbiamo organizzato un paio di volte un incontro con lui che non ha mai avuto luogo per motivi vari.
    Comunque, anch’io sono stata protagonista dei suoi prodigi.
    Ho conosciuto Rol due giorni dopo la sua morte.
    Mi sono recata con mia madre alla camera mortuaria delle Molinette dove era allestita la camera ardente.
    Di fronte alla salma c’eravamo io, mia madre e la signora che lo guardava nell’ultimo periodo (...)[Catterina Ferrari].
    Mia madre aveva appena finito di dire che si dispiaceva del fatto che Rol non mi avesse mai visto di persona, quando l’occhio destro di Rol si è aperto per una frazione di secondo... pensando di essermi sbagliata, di aver visto male mi sono girata verso mia madre e l’altra signora che con molta naturalezza ha affermato: “Vedi Giuseppina non ti devi dispiacere perché l’ha appena vista...”.
    La nostra reazione è stata di stupore, ma forse conoscendo Rol questo era normale.
    Anche il giorno del suo funerale sono stata protagonista di un fatto strano.
    Mi trovavo al fondo della chiesa vicino alle porte laterali, la Salma non era ancora arrivata.
    Ad un certo punto mi si avvicina una Signora, per me sbucata dal nulla, vestita con un vaporoso vestito giallo sole ed un cappello a falda larga che mi chiede:
    “Tu sei Emanuela?”
    ed io “Si”
    “Ho un messaggio da parte di Rol, durante l’offertorio tu raccoglierai le offerte ed il tuo cestino sarà l’ultimo ad arrivare all’altare e sarà il più colmo di tutti”.
    E se ne andò senza darmi possibilità di replica.
    Ebbene è accaduto così. Ho raccolto le offerte, il mio cesto è stato l’ultimo ad arrivare all’altare e non certo perché mi sono trattenuta, ed era il più colmo di offerte.
    Ho provato a cercare questa Signora durante la funzione, ma era svanita».

  • Silvia Dotti, 2002 (2-XLIX-4):

    «Era il 23 settembre 1994, il giorno dopo la morte di Rol, piovigginava. Con mia sorella stavamo andando alla Consolata, la chiesa che lui tanto amava, per una messa. Uscendo da un bar in corso Regina Margherita all’angolo con via Ariosto, nelle vicinanze di una Cinquecento parcheggiata lì davanti ci imbattiamo in un omino dagli occhi azzurri che teneva in mano un ombrello da bambino. Costui, con la voce, il tono, il linguaggio e la tipica cantilena di Gustavo, mi dice: “Oh, che bel cappellino, che bel cappellino”. In testa portavo il solito vecchio copricapo, quello che lui mi diceva sempre di apprezzare particolarmente».

  • Chiara Barbieri, 2014 (1-VI-32bis):

    «Correva l’anno 1999. Io ho studiato teologia e avrei voluto scrivere ed approfondire con l’abate della Novalesa – dove ho restaurato per 4 anni pergamene antiche e luogo che per i miei studi tutt’ora frequento – un libro sulle mistiche medievali, davvero grandi figure di donne.
    Così avevo ordinato in libreria il commentario alla regola di San Benedetto scritto e commentato da Ildegarda di Bingen.
    Questo libro non arrivava mai. Finalmente nel febbraio 1999 mi chiamano per dirmi che era arrivato. Vado a ritirarlo e trovo tutta la libreria tapezzata con la copertina del libro di Maria Luisa Giordano Rol mi parla ancora. Mi sono detta che certamente questo era un segno e che avrei dovuto acquistare anche quel libro.
    Io avevo frequentato il dottor Rol per circa 20 anni e mi era davvero rimasto nella mente e nel cuore. Erano passati 5 anni dalla sua morte, ogni tanto pensavo a lui anche se non tanto quanto ora che è onnipresente nella mia vita. Dopo aver acquistato il libro della signora Giordano sono andata a riprendermi il primo libro che lei aveva scritto su Rol e con sorpresa – ma parlo di una sorpresa scontata perche’ chi ha conosciuto Rol non si sorprende piu’ di tanto – ho trovato scritto a matita sulla prima pagina il numero di telefono della Giordano, che io non avevo mai posseduto e con la quale non avevo mai parlato in vita mia.
    Feci il numero, mi presentai e raccontai che mi ero trovata scritto il suo numero di telefono e che pertanto avevo ritenuto di chiamarla perché ero convinta che il dottor Rol volesse questo. Le dissi anche che io ero sempre rimasta un po’ titubante sui poteri del dottore e di avere in contemporanea nutrito per lui ammirazione mista a timore ed una vera e propria paura. Infatti lui mi aveva piu’ volte invitata a casa sua, ma io proprio per paura avevo sempre declinato l’invito; la comparsa di quel numero di telefono scritto a matita mi era parsa una sollecitazione a contattarla ed aggiunsi che anche tutto questo in un certo senso mi faceva di nuovo un po’ paura. La signora Giordano mi tranquillizzò e mi invitò a leggere il suo libro che mi avrebbe fatto passare ogni timore.
    Premetto che un giorno d’inizio estate, ma circa 10 anni prima [nel 1989 ca.], io ero come al solito a pranzo al ristorante La Pace di via Galliari dove anche il dottor Rol era solito cenare ogni giorno e mentre mangiavo avevo chiesto ad Agnese, la padrona del locale, come mai da alcuni giorni Rol non si fosse più fatto vedere. Lei mi disse che quasi certamente era già partito con la moglie per Mentone. Pochi istanti dopo comparve Rol vestito con un lungo impermeabile color cachi ed un cappellone in mano perché fuori stava piovendo. Allora io gli dissi: “Non è ancora partito per le vacanze?” lui mi guardò, sorrise e poi puntò il suo famoso indice verso di me dicendomi: “Pagina 47 quarta riga terza parola....ca’ lesa fort! (legga forte..)” Io lo guardai e gli chiesi dove dovevo leggere, e lui mi disse: “Ma nel suo libro, no?” Quella mattina io mi ero comperata un libro ma in quel momento me ne ero completamente dimenticata. Ce l’avevo ancora incelofanato dentro la borsa mi affrettai ad aprirlo ed alle sue precise indicazioni trovai scritto e lessi forte la parola “venerdi”. Lui allora si mise a ridere e disse: “Vede? Parto venerdì”. Io rimasi di stucco, e non riuscii mai più a dimenticare quel “pagina 47 quarta riga terza parola”. Quando terminai dunque di leggere il nuovo libro della signora Giordano molto stranamente pioveva come quel giorno al ristorante di tanti anni prima ed appena chiusi il libro mi apparve il dottor Rol con il solito impermeabile cachi e il cappellone, e puntandomi contro l’indice mi ripete “Pagina 47 quarta riga terza parola” andai subito a leggere e vi trovai la parola “illuminato”. Ebbene Rol dopo anni e dopo morto dava la risposta a tutti i miei quesiti. Più volte infatti gli avevo chiesto di dirmi “chi” fosse realmente lui ed ora dopo 5 anni dalla sua morte mi aveva risposto!».

  • Claudia Severino, 2021 (3-XLIX-49):

    «Agosto/2003. Mi trovo alla stazione centrale di Palermo aspettando l’autobus che mi deve portare all’ospedale dove era ricoverata mia madre malata di cancro. Vedo un uomo distante con un cappello gigante di paglia e penso subito che sicuramente è un turista. Subito dopo questo uomo si avvicina e comincia a parlarmi e mi chiede informazioni sulla partenza dell’autobus (in italiano). Comincia a farmi una serie di domande su dove devo andare e.... in particolare mi chiede dove avesse il cancro mia madre.
    Mia madre aveva il cancro al fegato e per non fargli capire che fosse già così drammatica la situazione, dissi “all’intestino”. Lui cominciò a parlarmi del cancro al fegato e nonostante lo corregessi due volte, continuava a parlarmi del fegato.
    Quando era ora di salire lui mi chiese il permesso di sedersi accanto a me, continuando a farmi domande.
    Ad un certo punto gli chiesi (visto che parlavamo solo di me e la mia famiglia) dove era diretto, più volte. Mi rispose: “Dovevo prendere questa direzione” e “Dovevo prendere questo autobus”, ma nessuna risposta che soddisfaceva la mia domanda.
    Infine prima di scendere il signore prese la mia mano e mi disse: “Adesso deve essere forte”.
    Imbarazzata scesci dall’autobus ma lì per lì non ho pensato nulla di strano. Dentro l’ospedale mio padre mi disse subito che il medico mi voleva parlare.
    Quel giorno il medico mi disse che mia madre stava morendo e che mancavano pochi giorni alla sua morte.
    Ho cominciato a piangere e non riuscivo a smettere. Non volevo assolutamente piangere davanti a mio padre per paura che potesse non reggere la notizia.
    Improvisamente mi sono ricordata le parole dell’anziano e sono riuscita a prendere forza e a non piangere più.
    Ma quello che ancora non vi ho detto è che casualmente ho visto Gustavo Rol su Facebook e ho pensato: “Eccolo, è lui”.
    Poi ho scoperto che Rol era già morto da tempo».
    1) Quanto tempo dopo ha “trovato” Rol? 2) il suo aspetto era come quello della foto di questo profilo, ovvero settantenne? 3) oltre al cappello di paglia, ricorda come era vestito?
    «Ho “trovato” Rol credo 6-7 anni fa. Il suo aspetto era come la foto del profilo, comunque anziano. Ricordo di aver pensato per un attimo che per via dell’età non capisse, quando lo corressi e lui continuava a parlarmi del fegato. Ma mi resi subito dopo conto che avevo a che fare con una persona colta, elegante e per niente vecchia mentalmente.
    Oltre al cappello di paglia aveva sicuramente messo un pantalone lungo ed una camicia, ma non ricordo altro. Mi ricordo gli occhi azzurri».
    Grazie. Quindi parliamo del 2013-2015, ovvero ha scoperto una decina di anni dopo che quell’individuo incontrato nel 2003 corrispondeva a Rol. E in quei 10 anni che cosa ne aveva pensato?
    «In realtà sono sempre stata una persona molto razionale e scettica nei confronti di ciò che non riuscivo a spiegarmi (ad oggi continuo ad essere molto razionale) .
    Ho continuamente cercato delle risposte relative a questo incontro. Chi era quell’uomo? Perché portava questo cappello enorme di paglia? Perché mi ha fatto tutte queste domande su mia madre? Perché mi ha detto quelle parole prima di scendere? Perché io? Chi è questo uomo e cosa è? Per dire il vero continuo ancora a farmi queste domande».
    [Una utente chiede:] «se appare una persona che è nell’al di là, come fa il suo corpo a sembrare quello che aveva sulla terra?»
    «Io non ho idea. Mi sono chiesta anche molte volte se è tutta una mia immaginazione. Posso soltanto dirvi che quando l’ho associato a “lui” non conoscevo Rol e non sapevo ovviamente nulla delle sue capacità».