Le 50 Possibilità: XXXVI - Carte che si trasformano

  • Furio Fasolo, 1951 (2-XXXVI-6,7):

    «Il superamento della materia? Ancora una volta il dottor Rol me ne diede una prova. Sotto i miei occhi, senza neanche toccarle, fece sì che dodici carte – da me scelte in un mazzo ben mescolato – diventassero tutte di fiori. Illusione ottica? No, altre persone presenti erano concordi con me: si trattava proprio di dodici carte di fiori. Di più: ottenni dal dottor Rol il permesso di portarmele a casa. Il mattino successivo le guardai: erano ancora fiori. Ne fui un po’ deluso. Durante tutta la notte avevo continuato a sognare che stavano tramutandosi in dodici assegni di un milione.
    Quando rividi Rol gli chiesi: “Non sarebbe stata possibile una simile trasformazione?” Egli rispose con semplicità: “Quando si entra nella sfera della ‘Coscienza Sublime’ tutto diventa possibile. Ne vuole la prova?”. Da un mazzo di carte (insospettabile, perché me l’ero portato da casa) mi fece scegliere una carta. La presi: il tre di quadri. Mi disse: “La prema contro il petto... sì, così. Ora non è più il tre di quadri. Guardi”. Guardai: era diventata il nove di cuori. Più e più volte la medesima carta mutò colore e valore: alla piena luce del sole, dinanzi a una finestra, ove qualsiasi illusione ottica era impossibile. Ma neanche in quell’occasione ebbi la gioia di vedere una carta da gioco tramutarsi in uno chèque».

  • Dino Buzzati, 1965 (riferitogli da Federico Fellini) (2-XXXVI-4):

    «Per avere disobbedito, Fellini stette male, per due giorni non riuscì né a mangiare né a dormire.
    "Mi fa scegliere una carta da un mazzo. Era, mi ricordo, il sei di fiori. Prendila in mano, mi dice, tienila stretta sul tuo petto e non guardarla: ora in che carta vuoi che la trasformi? Io scelgo a caso. Nel dieci di cuori, gli dico.
    Mi raccomando, ripete lui, tienila bene stretta e non guardarla. Lo vedo concentrarsi, fissare con intensità spasmodica la mia mano che tiene la carta. Intanto io penso: perché mai non devo guardare? Sì, me lo ha proibito, ma il tono non era tanto severo. Che me lo abbia detto apposta per indurmi a trasgredire? Insomma, non resisto alla tentazione. Stacco un po’ la carta dal petto e guardo. E allora ho visto... ho visto una cosa orrenda che le parole non possono dire... la materia che si disgregava, una poltiglia grigiastra e acquosa che si decomponeva palpitando, un amalgama ributtante in cui i segni neri dei fiori si disfacevano e venivano su delle venature rosse... A questo punto ho sentito una mano che mi prendeva lo stomaco e me lo rovesciava come un guanto. Una inesprimibile nausea... E poi mi sono trovato nella mano il dieci di cuori"».

  • Pitigrilli, 1952 (2-XXXVI-2):

    «Una sera eravamo in casa del giornalista pittore Enrico Gianeri-Gec. Qualche bicchiere di whisky aveva rallentato in Rol i controlli. Dopo alcuni esperimenti Rol disse: “Gec, lei mi è simpatico; finora ha visto esperimenti di primo e secondo grado. Le offro qualcosa di più. Prenda un mazzo di carte qualunque, lo tenga stretto tra le sue mani. Ripeta la seguenti parole (e gli recitò una formula che non trascrivo). Il giornalista ripeté la formula e tutte le carte del mazzo furono proiettate a ventaglio come se contenessero esplosivo. “Ora raccolga una carta qualunque: che è?” “Dieci di picche”. “In quale carta vuole che io la trasformi?”“In asso di cuori”. “La fissi e dica queste parole”. Gec ripeté la formula, impallidì; dovette sedersi. La carta che teneva con le due mani si scolorì, divenne grigia, una pallida macchia rosea si delineò nel centro, si fece rossa, un cuore si disegnò.
    Chiamammo gli amici che nella sala accanto giocavano a bridge e la padrona di casa che, nella sua camera da letto, mostrava a un’amica i suoi ultimi acquisti, cappelli, creme, frivolités. Nessuno sapeva dell’esperimento, ma tutti, alla domanda “che carta è?” furono concordi nell’affermare che si trattava di un asso di cuori; esattamente come l’asso di cuori che era presente nella serie.
    Il dieci di picche non c’era più. La nuova carta, anzi, la carta trasformata, è tuttora custodita, con tutte le firme di controllo, dal giornalista Gec».

  • Guido Lenzi, 2019 (3-XXXVI-10):

    [Psicologo e conoscitore dei meccanismi e procedimenti dell’ipnosi, Guido Lenzi racconta un esperimento e fenomeno analogo a quello testimoniato da Fellini (che non conosceva prima che glielo riferisse lo scrivente). Trascrizione da conversazione telefonica, qui nella versione ridotta pubblicata in Rol. L’Illuminato, 2024, pp. 158-160)]

    Mi chiese di scegliere una carta, io la presi, se ricordo bene un Re di picche.
    «Guardala».
    Io l’ho guardata.
    «Tientela in mano».
    Dico: «Va beh, teniamocela in mano».
    Poi mi chiede di nuovo che carta è [...] e vidi un asso di picche, dopodiché mi dice: «Adesso guardala».
    Io mi ricordo che la guardai e mi sentii tutto tremare, perché sembrava gelatina... e ricomporre... come gelatina, un materiale tipo gelatina no? Cioè sciogliersi, vedere questa figura sciogliersi, scomporsi e ricomporsi in qualcosa di diverso, che era un Re di picche sempre.
    ... la carta poi chiesi se potevo tenerla, e lui me la lasciò tenere [...] l’ho esaminata questa carta, perché sapevo di carte che erano truccate, e possono anche cambiare immagine, ma que- sta non era per niente truccata. [...]
    Il mazzo lo aveva portato Lei oppure era di Rol?
    No... ce l’aveva lui. Gli ho chiesto se potevo tenerla. Mi ricordo la sensazione... mi chiese di guardarla... incomprensibile, io pensavo a un trucco, insomma mi ha ipnotizzato, cioè ero molto scettico, molto incredulo. Anche se poi questa carta mi ha fatto compagnia per diversi anni, poi è finita dentro a un libro quando abbiamo fatto il trasloco.
    Ce l’avevo in mano, e a un certo punto mentre era girata sul dorso, ho visto questa cosa stranissima sciogliersi, cioè... strana, incomprensibile... perché io credevo che era una carta truccata, per questo che chiesi a lui di poterla tenere, anche se truccata non lo era per niente. [...]
    Io so cos’è l’ipnosi, per cui so di non essere stato ipnotizzato. Io la conosco. Come psicologo. Come psicologo penso di poterlo escludere assolutamente. Cioè... non è possibile un indirizzamento come quello che dovrei aver avuto io, assolutamente no, non può farmi vedere cose che non ci sono, in quella maniera. Impossibile. Cioè, io l’ho vista, poi va beh è ritornata a essere quella di prima, però... Quello sciogliersi... [...]. È tornata la carta di prima, l’ho vista cambiarsi, era un asso è tornata a essere un Re di picche. La guardo e è un asso, dopodiché torna a essere un Re di picche... [...] La carta che è rimasta a me è un Re di picche. [...] M’ha detto semplicemente «guarda che cos’hai», e ho visto che non era il Re di picche, era un asso di picche, e lì ci fu, come dire, il mio essere sbalordito, dopodiché la vidi sciogliersi, e ricomporre... un Re di picche.
    [...] non sono uno scettico per posizione, però non sono neanche un credente a qualsiasi condizione... È impossibile, cioè farmi vedere cose... Non avviene così, cioè non c’è stata nessuna indicazione, non c’è stata nessuna parola, non c’è stato nessun movimento. Cioè non esiste una cosa del genere. Le modalità ipnotiche, quando avvengono, sono completamente diverse, ma lì non avvenne assolutamente nulla che potesse dare a pensare in quel senso. [...]
    Anche Lei come Fellini ha sperimentato qualche forma di malessere o nausea?
    No, francamente nausea, cose di questo genere, no. C’era stupore, ero sbalordito, ero incredulo, contento ma incredulo ancora, cioè... questo non volergli restituirgli la carta... la volevo tenere e me l’ha lasciata, ecco. Perché era importante, cioè era come dire... la certezza che qualcosa era veramente accaduto. Avevo visto. Per cui avrei lottato coi miei denti per non mollarla la carta. Però lui non fece nessuna storia, «tientela pure... la tenga»... ci davamo del «lei»... «la tenga, la tenga...».
    [....] A che ora si è svolto questo esperimento? Con che luce?
    [...] era ancora pomeriggio sul tardi, però era pomeriggio, non era sera, c’era luce. C’era la finestra aperta... comunque si vedeva benissimo... .

    [Per la testimonianza completa direttamente dalla sua voce, si veda qui]